Correre è uno degli sport più semplici da iniziare, bastano un paio di scarpe e la voglia di uscire di casa. Ma è anche una delle attività con il più alto tasso di infortuni da sovraccarico. Sul lago di Como, tra il lungolago e le salite verso i colli, i runner non mancano: ecco perché vale la pena capire quali sono gli infortuni più frequenti, da cosa dipendono e come evitarli.
Perché chi corre si infortuna così spesso
La corsa è un gesto ripetitivo ad alto impatto: ogni passo scarica sulle articolazioni un carico pari a 2-3 volte il peso corporeo, moltiplicato per migliaia di appoggi in un solo allenamento. La maggior parte degli infortuni da running non nasce da un trauma acuto, ma da un sovraccarico progressivo: si accumula settimana dopo settimana finché il tessuto (tendine, fascia, osso) non riesce più a tenere il passo con lo stimolo.
Le cause più comuni sono:
Aumento troppo rapido del volume o dell'intensità (la classica "regola del 10%" violata)
Squilibri muscolari o di mobilità non trattati
Scarpe inadeguate o troppo usurate
Superfici sempre uguali (solo asfalto, solo salite)
Recupero insufficiente tra le sessioni
Dolore sotto il tallone o lungo la pianta del piede, tipicamente più intenso nei primi passi al mattino. È legata a un sovraccarico della fascia plantare, spesso aggravato da una scarsa mobilità di caviglia o da scarpe poco ammortizzate.
Dolore localizzato sotto la rotula, che peggiora scendendo le scale o dopo sedute in discesa. Colpisce spesso chi aumenta bruscamente i chilometri o introduce allenamenti in salita/discesa senza preparazione.
Dolore sul lato esterno del ginocchio, che compare dopo un certo numero di minuti di corsa e spesso costringe a fermarsi. Frequente in chi corre molto su percorsi con dislivello laterale (es. strade bombate) o ha un deficit di forza dei glutei.
Dolore diffuso lungo il bordo interno della tibia, tipico di chi riprende a correre dopo una pausa o aumenta troppo in fretta i carichi. Va distinta da una eventuale frattura da stress, motivo per cui una valutazione tempestiva è importante.
Dolore e rigidità al tendine d'Achille, più marcati al risveglio o dopo un periodo di inattività durante l'allenamento. Legata sia a sovraccarico che a una ridotta capacità elastica del tendine.
Progressione graduale: aumenta il volume settimanale di corsa in modo controllato, senza salti bruschi.
Lavoro di forza: 2 sedute a settimana di rinforzo per glutei, quadricipiti e polpacci riducono in modo significativo il rischio di infortunio.
Varia le superfici e i percorsi: alterna asfalto, sterrato e pista quando possibile.
Cura la mobilità di caviglia e anca: una buona mobilità distribuisce meglio il carico lungo tutta la catena cinetica.
Ascolta i segnali di allarme: un dolore che compare sempre nello stesso punto e che tende a peggiorare con la corsa non va ignorato né "corso attraverso".
Il momento giusto per farsi valutare non è quando il dolore ti impedisce ormai di camminare, ma appena il fastidio inizia a essere costante o a condizionare l'allenamento. Un intervento precoce permette quasi sempre di:
identificare la vera causa (spesso non è dove fa male, ma altrove nella catena cinetica)
correggere gli squilibri con un percorso mirato di terapia manuale ed esercizio
tornare a correre prima e con meno rischio di recidive
In FisioTrain lavoriamo spesso con runner amatoriali e agonisti della zona di Como: la valutazione parte sempre dall'analisi del gesto e del carico di allenamento, non solo dalla zona dolente, per costruire un percorso di recupero e di prevenzione su misura.
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